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Lo storytelling di Decathlon

11 Gennaio, 2019
Lo storytelling di Decathlon

Il mondo del lavoro sta cambiando velocemente: domanda e offerta non sono più le stesse. Se i candidati hanno la possibilità di raccogliere molte più informazioni sulle aziende, quest'ultime stanno imparando sulla propria pelle come sia diventato difficile trovare personale qualificato, adatto alla propria realtà. Per questo, a volte, per stare al passo con i tempi bisogna uscire dagli schemi. Ne parliamo con Marco Bonetta, Recruitment Manager di Decathlon Italia.

 

In un mondo in cui le persone rappresentano sempre più il vero motore delle aziende, in che modo Decathlon sta affrontando questa rivoluzione?

Decathlon è una realtà multinazionale che, fino a poco tempo fa, avremmo potuto descrivere come “classica”. Il nostro modo di reclutare nuove persone seguiva i più comuni standard: cercavamo i profili all’interno del nostro Applicant Tracking System (ATS) aziendale; attingevamo dal grande bacino delle candidature spontanee (riceviamo circa 150 mila candidature spontanee all’anno), oppure partecipavamo a career day organizzati sia da entità private, sia dalle principali università.

La collaborazione con le università è sempre stata cruciale soprattutto se consideriamo che la maggior parte dei profili inseriti nel retail per noi è costituita da studenti che cercano un’occupazione part-time.

Le università da una parte, e le associazioni sportive locali dall’altra, grazie ai nostri store manager possiamo contate su di un’ampia rete di contatti locali. Come dicevo prima, siamo sì una azienda multinazionale, ma con un forte focus locale, un’autonomia locale che ci permette di essere reattivi e veloci nel prendere decisioni per soddisfare nel miglior modo possibile il nostro target a livello locale. Ma comunque tutto questo non bastava per farsi scegliere.

 

La "guerra di talenti” ci insegna che le aziende hanno l'esigenza di attrarre le migliori risorse per essere competitivi sul mercato. Qual è la strategia alla base della vostra Talent Acquisition?

Continuiamo a utilizzare i canali classici del recruiting, ma, da quasi un anno, abbiamo deciso di aggiungere nuove tecniche di employer branding.

Questo perché abbiamo riscontrato che i ragazzi oggigiorno non hanno ben chiare le dinamiche del mondo del lavoro. Partecipano ai career day con pile di CV che distribuiscono senza conoscere bene le aziende che hanno di fronte. Il loro CV non può che essere unico, indipendentemente dal settore dell’azienda o dalla posizione alla quale ci si candida. Ma i ragazzi non hanno tutte le colpe. Da questa analisi abbiamo capito che anche noi, come azienda, non stavamo comunicando al meglio.

Sembra assurdo, ma in molti dei CV che ricevevamo, l’esperienza sportiva non veniva nemmeno menzionata! Come potevamo riempire questo vuoto comunicativo? Raccontandoci.

Ad inizio 2018 siamo quindi partiti con un progetto di storytelling che si è trasformato in un video istituzionale nel quale le nostre persone e lo sport sono i protagonisti. Abbiamo infatti coinvolto i nostri ragazzi. Il video è stato lanciato a luglio sui nostri canali social con l’hashtag #sportfirst diventando il video più cliccato e con il numero più alto di visitatori unici.

Questa modalità di raccontarsi in maniera disruptive ha portato a un aumento del numero di candidature ricevute già nel mese di agosto/settembre, con un picco ad ottobre. Tanti hanno inviato la propria candidatura a seguito della visione del video e agli ultimi eventi ai quali abbiamo partecipato abbiamo percepito che il messaggio “cerchiamo sportivi” incominciava a arrivare al nostro pubblico.

 

Con il supporto di Quanta, avete sperimentato una nuova modalità di colloquio che coinvolge il candidato in una serie di attività sportive. Da dove nasce questa idea?

L’obiettivo del progetto realizzato con Quanta era quello di continuare il lavoro di storytelling incominciato con il video, passando dal virtuale al reale. E per fare ciò quale location migliore del Quanta Club? Tutto qui parla di sport.

 

Quali competenze siete riusciti a scoprire grazie a questa modalità rispetto a un normale colloquio?

Sicuramente questa modalità spezza subito la tensione. Una volta immersi nello sport, le persone non si accorgono più che stanno facendo un colloquio e il loro comportamento è molto vicino alla quotidianità. Così abbiamo capito come si relazionano con i propri colleghi e con le persone che non conoscono, come i clienti.

Abbiamo inoltre raccolto delle indicazioni su quali erano le principali soft skill: relazionalità, capacità di interfacciarsi, vitalità, saper fare squadra.

 

Com'è stata l'esperienza al Quanta Club?

La giornata è stata totalmente nuova non solo per i candidati, ma anche per noi. All’inizio i ragazzi erano spiazzati. Ma alla fine della giornata c’è chi mi ha detto che “non aveva mai vissuto un colloquio di questo genere”. E per noi già questo è un risultato, perché anche se quel ragazzo non sarà assunto avrà vissuto una giornata diversa, avrà investito il suo tempo per vivere una esperienza unica e ne parlerà ad altri. Anche questo è raccontarsi.

 

DECATHLON

Decathlon Italia conta circa 6.500 collaboratori sul territorio nazionale. Lo SPORT per Decathlon è imprescindibile! Creano, producono e distribuiscono prodotti sportivi con la mission di rendere lo sport accessibile al maggior numero di persone. Lo fanno grazie ai propri venditori, non più sport advisor, bensì sport leader. Per rafforzare il concetto che Decathlon cerca prima di tutto sportivi.

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